Il Parco delle Alpi Apuane

Le Alpi Apuane sono i monti del marmo, un’area dall'estensione sconfinata, in cui la presenza dell’uomo è stata sempre rilevante e significativa fino dall'Età del Ferro, epoca in cui le popolazioni nomadi si insediarono in questo territorio.
Si delineano per più di una trentina di chilometri alle spalle di Carrara, il centro più famoso del distretto industriale lapideo apuo-versiliese, costituiscono la maestosa scenografia che fa da sfondo alle spiagge della Versilia e il loro cuore rappresenta uno spaccato della preistoria.

Tra le strette valli e le vette affilate che formano paesaggi quasi alpini si annidano quei bacini marmiferi che da secoli sono un autentico tesoro per questa terra: più di trecento cave sono le secolari testimoni di un’epoca in cui le preziose rocce delle Alpi Apuane erano sinonimo di arte e lavoro.

Le cave si aprono come magiche visioni, si spingono nel ventre della montagna per farci toccare con mano la pietra dei capolavori, la materia prima prediletta dagli scultori di ogni epoca come Michelangelo, che scelse personalmente il blocco usato per scolpire la Pietà, o Canova che al marmo bianco di Carrara riusciva ad infondere una tale plasticità e leggerezza che le sue statue sembrano quasi prendere vita.

Questo è un territorio del tutto unico e per la sua salvaguardia è stato istituito il Parco delle Alpi Apuane: un ambiente selvaggio e incontaminato costituito da un ecosistema vario, dove le viscere della terra custodiscono fenomeni di origine carsica.
Sorprendente è l’eccezionale varietà della flora che va dai boschi di quercia e carpino nero alla faggeta, dai castagni secolari alla prateria d'alta quota, dalla macchia mediterranea alla vegetazione spontanea con fioriture variopinte e originali.
Nei torrenti non mancano anfibi degni di nota come il tritone alpestre apuano, il geotritone e la salamandrina dagli occhiali, mentre tra gli insetti il posto d'onore va ad un coleottero endemico: la Nebria apuana.
L'avifauna è ben rappresentata da diverse varietà di rapaci, passeriformi e corvidi; tra questi ultimi spicca il 'gracchio corallino', divenuto il simbolo del Parco, mentre il più raro tra i mammiferi è l'Arvicola delle nevi, un piccolo roditore la cui comparsa in questi luoghi risale alla fine della glaciazione.

Ma se pinnacoli, archi di roccia e guglie sono le tracce più evidenti dell'erosione superficiale di acque e ghiacci, i segni più spettacolari sono custoditi sotto terra.
I fenomeni carsici sotterranei contano ben 1300 cavità tra cui le sorprendenti Antro del Corchia e la Grotta del Vento.
Valgono una visita l’Orto Botanico Pietro Pellegrini, in località Pian della Fioba, le Marmitte dei Giganti, visibili nel Canale degli Alberghi e nei Fossi delle Comarelle, dell'Anguillara e del Fatonero, e il Monte Forato o Pania Forata la cui particolarità sta nell'arco naturale che unisce le sue due cime.

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